NARRAZIONI DI PASTORI TRANSUMANTI DA MONTECAVALLO

LA PARTENZA ottobre

IL RITORNO 1 giugno
Non si poteva rientrare prima del 1 giugno dalla transumanza, perchè si doveva aspettare che la montagna si fosse vestita, questo perchè le pecore si mangiavano tutto.

LE CAPANNE DEI TRANSUMANTI
Le capanne dei pastori venivano fatte mettendo a terra dei pali di castagna con delle filagne( sottile e corta asse di legno usata come collegamento fra due pali) e sopra due graticci di canne uno sopra l’altro con in mezzo la paglia. Appena fatte si alzavano e si addossavano allo scheletro della capanna fatto prima venivano fermati con il fildiferro sopra si copriva con le ginestre o con le lamiere. Dormivamo sulle rapazzole che erano delle volte anche a tre piani. La forma della capanna era rotonda o quadrata. Ricordo che a dormire in una capanna rotonda eravamo in 21. Il materasso delle rapazzole era fatto con le piante dei finocchi. Sulle capanne rotonde c’erano due porte, delle volte c’era una terza porta per la casciaretta. Nela casciaretta si metteva il formaggio e la ricotta. Ogni 3 giorni veniva il buttero che faceva lo scarico (prelevava nella casciaretta formaggio e ricotta). Le figure della transumanza a scala decrescente dal più importante erano:il padrone, il vergaro, il vergaiolo, il buttero, il cacere e via via fino al liscino il quale doveva lavare la callara (caldaio), fare il fuoco e altre mansioni minori.gli accessori esterni alla capanna erano: il mungitoio, il luogo dove si scorticavano gli agnelli e il gallinaro.

Le porte si mettevano dal lato dove non batteva la tramontana. Nel mungitoio c’erano le bocchette per mungere le pecore e ognuno di noi aveva il suo posto: la prima bocchetta era del caciere, la seconda del buttero, e poi per tutti gli altri. Appena finito di mungere usciva il caciere con il secchio e andava dentro dove c’era la caldaia, andava alla fornacetta prendeva il secchio con l’acqua calda preparata dal liscino e andava a fare il quaglio. Subito dopo usciva il buttero che doveva scoprire la caldaia prendeva il lumicino e controllava se era stata lavata bene passando la mano sul ciglio. Tutti avevamo un ruolo preciso che dovevamo eseguire fino all’ultimo secchio. Ricordo un detto “alla stanga cavallà, alla mazza montonà”.

IL CIBO DEI PASTORI
All’inizio ci davano da mangiare la ricotta, successivamente dato che la vendevano ci davano la polenta e la pasta, solo il giorno della festa dell’Ascensione ci davano la giungata. Il focolare che facevamo quando stazzavamo per far partorire le pecore, era composto: da tre pali che fermavamo in cima era chiamato capra e un barattolo di conserva di una volta da 5 litri al posto della caldaio.

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